…E SI SPENSERO LE FIABE

…E SI SPENSERO LE FIABE

E SI SPENSERO LE FIABE

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(Gmajo) – “E si spensero le fiabe” è il primo libro di poesie che mia madre Leide Chiari ha pubblicato (Tipolitografia Benedettina Editrice, Parma) nel 1986, dedicandolo a me e a mio fratello Massimo: “Ai miei figli per non lasciarli mai”.

“Sono Leide CHIARI – si legge nella introduzione, nata a Gattatico (RE) il 21.1.1928. Ho cominciato a scrivere <poesie> all’età di quindici anni, poi, per tanto tempo nulla più ho scritto, presa da pressanti impegni di lavoro e di famiglia. 

Improvvisamente poi nel 1977 ho ripreso a scrivere quasi per una necessità impellente di liberazione, di sfogo e soprattutto per rendere più concreto ciò che il cuore continuamente mi suggerisce di sogni, di ricordi, di sentimenti lieti o tristi e di sofferte meditazioni esistenziali.

E così scrivo nella maniera più semplice e chiara possibile, perché, come insegnante conosco il valore della chiarezza e della semplicità.

Trasmetto, o vorrei, al cuore degli altri i moti del mio cuore, paga se accendo un sorriso od anche un sospiro di compartecipazione, perché, credo, la vita ha un senso solo se condivisa con gli altri”.

La prefazione è a firma della Dott.ssa Amelia Mambriani-Ferrari:

“In questa raccolta di poesie, la poetessa Leide Chiari si racconta in un crescendo di accenti schietti ed altamente lirici così da far vibrare i sentimenti, come vibrano le corde di uno strumento al tocco sapiente delle dita del maestro.

Le parole si rincorrono in struggenti immagini che tradiscono le angosce di un momento, di una situazione.

Sono note che giostrano in una sinfonia penetrante che pervade l’intima essenza di chi le ascolta e le fa sue.

L’abbandono lirico, ora sensuale ora quasi religioso, rivela la solitudine interiore e la ricerca di amore di un animo romantico che sembra non trovi pace.

I rosei albori, le verdi speranze, gli entusiasmi della vita, allora sfumano in grigi crepuscoli, in crude realtà, nel disfacimento delle cose (“…e la rosa si spetala…”).

La natura è nell’uomo, ma egli non è solo natura.

Così la sete d’infinito, il desiderio dell’eterno scuote con ritmo incessante lo spirito stanco, deluso e ripiegato in un compiacimento di morte, a risvegliarsi dal cupo torpore, a trascendere i limiti del nero orizzonte, a cercare nuove speranze, nuove immagini di vita”.
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[nextpage title=”E si spensero le fiabe”]

…E SI SPENSERO LE FIABE

…E si spensero

le fiabe in un estremo

rigurgito di faville d’oro…

Morì Biancaneve, non si trovò

il tesoro, Cenerentola non fu

mai regina, né io restai

bambina… Fuggirono i sogni

sulle ali del vento come

magici cavalli fuori del tempo…

Si spensero le stesse su nel cielo,

si reclinarono i fiori sullo stelo…

E la vita fu solo fatica!”…

(1° Premio, medaglia d’oro “Città d’Italia” al “G. Ungaretti” – 1985)

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[nextpage title=”Vorrei essere un petalo di rosa”]

VORREI ESSERE UN PETALO DI ROSA

Accender sul tuo bel viso la luce

di un sorriso che ne cancelli via

il tormento e l’angoscia che produce

la nera tristezza e la malinconia,

spegnere con un soffio delicato

la rossa fiamma che ti brucia il cuore

come il vento che accarezza il prato

e va con un bacio da fiore a fiore,

è dell’anima il sogno più sincero

che a lungo ho cullato dentro di me…

Per l’arco della vita tutto intero

è stata la conquista più preziosa

e io mi sono detta spesso che per te

vorrei essere un Petalo di rosa…

(1° Premio, medaglia d’oro al “G. Ungaretti” – 1985)

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[nextpage title=”Il mio amore”]

IL MIO AMORE

Il mio amore per te

è immenso: non conosce

limiti né misura… è

fatto di pensieri e

chiaro di luna, vive di

fantasia e sogni… di

ebbrezza e poesia… è

candido e sincero,

azzurro come il cielo…

E fatto di cose astratte

e si nutre d’ideali…

vola sulle ali di un

angelo dal volto lunare…

s’inebria dell’odore di

un fiore che si spetala

al vento… è tutto

sentimento, dolcezza,

tenerezza nostalgia,

sospiri struggenti,

malinconia… è fatto

di una lacrima che scivola

via dal cuore e non si sa

se sia di gioia o di dolore…

(3° Premio, “Napoli ’83”)

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[nextpage title=”Tindari”]

TINDARI

Già brilla

lontana

la cupola

del tuo

Santuario

Tindari

montana!

Ed eccoti

apparire

all’ultima

svolta della

strada

così

misteriosa e

arcana:

un po’ greca

e un po’

romana;

se colgo

un fiore…

tremo di

paura:

vedo tra le

vecchie mura

fantasmi di

guerrieri

e marinari

tra l’ombra

degli altari…

il vento porta

parole remote

fatte di

dittonghi e

di note:

il sole è

splendente

nel tuo cielo

trasparente

e luccica

sul mare tra

il frinir

delle cicale.

(“Menzione d’onore” A.S.A. Palermo 1981)

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[nextpage title=”Se potessi”]

“SE POTESSI”

Se potessi

imprigionare

un istante

nella corsa del

tempo

fermerei il

momento

in cui

profumato di

sole

e di vento

sboccia

il primo

fiore

di primavera:

il mondo

era

arido e

spento

ed ecco:

al tocco

di magiche

dita

rifiorire la

vita!

O fosse

così

di te

mamma

mia

che

l’inverno

mi ha

portato via.

(2° Premio, “R. Pezzani” – Parma – 1981)

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[nextpage title=”Ripulisco”]

RIPULISCO

Ripulisco

i cassetti

ripieni di carte

e ricordi!

Momenti di

vita vissuta

sentimenti

non dimenticati

solo sfumati

nel tempo…

Petali caduti

dalla mia

corolla sfiorita

tremuli come

una foglia

ingiallita

in balia

del vento…

Lacrime

d’argento

che scivolano

via dal cuore

con uno struggente

sapore di nostalgia…

Tramonti dorati

sorrisi incantanti

trepide carezze

sogni proibiti

finiti nel nulla

amari rimpianti:

tutto scorre

davanti ai miei

occhi arrossati…

E’ la vita che fugge

come un cavallo

impazzito…

Niente la può

fermare, come

un fiume

che sfocia

nel mare!

(3° Premio “Napoli ’83”)

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[nextpage title=”La lucciola”]

LA LUCCIOLA

Ho visto la prima

lucciola peregrinare

nel giardino col

lanternino acceso…

Piccola stella

d’argento scesa dal

firmamento ad esplorare

la terra fiorita…

Vestita di luce se ne

va qua e là a cercare…

A cercare un fiore che

dorme con la corolla

chiusa e lo stelo che

trema alla lieve brezza

della sera… Oppure a

cercare un angioletto

distratto che ha smarrito

la via per ritornare al

cielo e piange di nostalgia…

Così come spesso l’anima mia.

(4° Premio, “G. Ungaretti” – Napoli – 1982)

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[nextpage title=”Lettera dall’aldilà”]

LETTERA DALL’ALDILA’

Non piangere mamma ti prego:

ora sono libero, libero da siringa

e metadone, non sogno più l’eroina,

la mia anima è tornata bambina…

Non piangere mamma ti prego: io ho

finito di soffrire, qui in cielo

non ho bisogno di “bucare veleno”

ricordi? Io scrivevo e volevo tanto

lasciare… Ma non ce la facevo…

Non piangere mamma ti prego: ora io

ho incontrato l’Amore di Dio, che

come te, non mi ha rifiutato anche

se ero uno “sporco drogato”…

Non piangere mamma ti prego: ora io

vedo il tuo dolore… Ma tu lo sai,

vero? Mi “bucavo” piangendo nel

cuore… Ora mamma ti prego pensa

a me come a un fiore del tuo

giardino… Non piangere: sono

tornato il tuo bambino e, ti prometto,

sarò ad attenderti, quando verrà il

momento, alle soglie del mio mondo

senza tempo…

(Inserita in “Antologia” – A.S.A. Palermo – 1983)

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[nextpage title=”Uccisione scorta on. Moro”]

“UCCISIONE SCORTA ON. MORO”

Fiorisce

sull’asfalto

crivellato

un rosso

fiore:

cinque

petali…

un solo

cuore.

(Pubblicata dalla  Gazzetta di Parma  il 22 Marzo 1978)

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[nextpage title=”Il trenino”]

IL TRENINO

Ho ritrovato in

soffitta dimenticato

in un angolo buio

il tuo trenino di

legno dipinto di

rosso… L’ho preso

tra le mani come

sacra reliquia del

tempo che fu. Tu

eri piccino piccino

e correvi col treno

lucido e bello

su e giù nel tinello

immaginando chissà

quali viaggi lontani;

io ero allora il tuo

mondo e quel treno:

ora invece la vita

t’ha preso per mano

e ti conduce sul

suo sentiero ora

azzurro ora nero…

E io non posso più

niente o ben poco

e quel treno che

ti faceva sognare

ora è là che

t’attende… Le

mie lacrime

amare soltanto

uscite dal cuore

ridanno a quel

treno il suo splendore.

(Premio, “Velino” – 1982)

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[nextpage title=”Rincorro”]

RINCORRO

Rincorro

col fiato

sospeso una

bimba vestita

di rosso: si

perde tra

fiori e vigneti…

Solo intravedo

or vicino or

lontano i

suoi capelli

colore del grano;

sento che ride

e fa capriole

in un campo

di viole… Oppure

piange per non

so qual dolore;

io la inseguo

ostinata e lei

fugge a corsa

sfrenata… E

scomparve: si

dissolve come

la nebbia

all’apparire

del sole… Poi

la ritrovo con

infinito stupore

nascosta dentro

al mio cuore.

(3° Premio, “R. Pezzani” – Parma  – 1983)

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[nextpage title=”Sul ciglio”]

SUL CIGLIO

Sul ciglio

della strada

la testa abbandonata

sullo zaino

sdrucito

dorme e

sogna

paradisi

artificiali

un povero

ragazzo

dal viso

d’angelo

dal cuore

sfatto…,

accanto,

a portata

di mano,

la siringa

per il buco

quotidiano.

(3° Premio “Trofeo del Po” – 1981)

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[nextpage title=”Primo amore”]

PRIMO AMORE

…E venne

il tempo

dell’amore

e nuove

stelle

fiorirono

nel cielo

fulve

iridescenti

e gli occhi

furono colmi

di fiori

di mille colori;

il vento

rapiva

sospiri

struggenti

come

sommessi

lamenti:

ogni cosa

si colorò

di rosa…

Poi svanì

quel magico

momento

portato via

dal tempo

che non ha

cuore

né sa cosa sia

il primo amore.

(3° Premio “Trofeo del Po” – 1981)

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[nextpage title=”Mio marito”]

MIO MARITO

Mio marito

è un

carabiniere

e spende

le sue sere

a vigilare sulla città

e io…

ad attenderlo

qua sul

letto duro

su cui mi

rivolto

insonne…

Immagini

di morte

mi perseguitano

e il raggio

d’argento

della luna

che filtra

tra le

imposte

brilla sul

pavimento…

Come gli

alamari

dei militari

uccisi a

tradimento…

Sono la moglie

di un

carabiniere

e sento in cuore

tutte le

pene

di questo

mestiere

fatto di onore

e di

dovere

e… c’è

chi muore

per l’onore

ed il

dovere

lo so: sono

la moglie

di un

carabiniere.

(3° Premio “Trofeo del Po” – 1981)

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[nextpage title=”Se fossi nato”]

SE FOSSI NATO

Se fossi nato

ora sarei forse

un aviatore

che vola tra le

stelle o una

ballerina che

danza sulle punte

con la grazia di

un fiore nel suo tutù

tutto candore…

forse sarei un

marinaio col cuore

grande come il mare

e azzurro come il cielo

o… una sposa avvolta

nel suo velo oppure

un prete… sì forse un prete

che sta per celebrare al

suo Dio… o forse sarei

soltanto io… saperlo

non m’è dato, perché io

non sono mai nato:

per non soffrire tu hai

preferito abortire.

(Menzione A.S.A. Palermo – 1982)

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[nextpage title=”Un gabbiano”]

UN GABBIANO

Passa un gabbiano

sulla superficie

del mare con volo

ritmico, uguale,

sembra cercare

nella profondità

abissale qualcosa

che non può trovare

e così continua

a vagare nel

chiarore spettrale

del cielo… Anche

il mio pensiero

vorrebbe sondare

il mistero di

questo nostro

soffrire… di questo

vivere… di questo

morire… mistero

nascosto nei recessi

del tempo che

nessun vento può

scalfire… E così

anche il mio

pensiero, come il

gabbiano, sfuma

lontano…

(2° Premio “G. Ungaretti” – Napoli – 1983)

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[nextpage title=”La felicità”]

LA FELICITA’

Mi sorridi: il mondo è tutto

rosa, non c’è cosa che non luccichi

di gioia… Volo cullata dal

vento su bianche nuvole d’argento…

Non penso: mi lascio andare e mi

sembra di toccare le stelle ad

una ad una e di accarezzare la

luna… Svetto sulla cresta di

un’onda che bacia la sponda in un

ritmico andare e venire dolce come

dormire… Colgo fiori in un

giardino incantato col lungo stelo

colore del cielo e il pistillo

smaltato… Vado a zonzo per un

prato colorato frusciante e soleggiato…

Non interrompere il mio viaggio

fatato; trattenete il fiato: la

felicità è fragile come un

palloncino gonfiato… Basta un

soffio ed ecco: è scoppiato…

(3° Premio “G. Piermarini” – Foligno – 1983)

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[nextpage title=”Fermati un momento”]

FERMATI UN MOMENTO

Fermati un momento!

Rallenta la tua corsa

perdifiato… Guarda il

prato che si è vestito

a nuovo… Senti nell’aria

trasparente l’odore delle

viole… Sono sbocciate

al primo sole splendente

e giocondo che ha rinnovato

il mondo e lavato il mio

pensiero, che si è fatto

chiaro come il cielo…

Ascolta nel vento dolci

note d’argento che

accarezzano il cuore…

Sono le eterne parole

che l’uomo da sempre

raccoglie: hanno il

sapore buono delle cose

passate mai dimenticate:

sanno di baci e di

mamma, di preci e

ninna nanna…

(2° Premio “G. Ungaretti” – Napoli – 1983)

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[nextpage title=”Un cavallo bianco”]

UN CAVALLO BIANCO

C’è un

cavallo bianco

che popola

i miei sogni…

Ora corre al

galoppo in una

immensa prateria,

ora corre

all’impazzata

su una

strada asfaltata…

Ora cammina

lemme lemme

sotto le stelle…

Ora guizza

nella notte

fonde sulla

cresta di un’onda…

Ora va verso

l’ignoto con l’occhio

fisso e la

criniera al vento,

con un lungo

nitrito d’argento…

Sempre corre e va…

Passa boschi e città

e ancora va…

E io lo inseguo e

già mi manca

il fiato…

Forse quel cavallo

è il tempo che

mi è stato dato…

E il giorno verrà

che quel cavallo

scomparirà… E il

mio sogno finirà!

(4° Premio “G. Ungaretti” – Napoli – 1982)

[/nextpage]
[nextpage title=”Vecchia bambola”]

VECCHIA BAMBOLA

Vecchia

bambola

rotta e

spettinata

come ti ho

amata!

Ti tenevo

sul cuore e

ti mormoravo

parole

tenere

un po’

insensate…

dividevo con te

le mie

giornate

fatte di

gioco poi…

mi dimenticai

di te a

poco a poco,

presa da

problemi

più scottanti,

da interrogativi

più pressanti

ed ora ti

ritrovo…

Per me sei

bella com’eri

perché mi

riporti il

mio ieri.

(Premio “Velino” – 1982)

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[nextpage title=”Solitudine”]

SOLITUDINE

Cammini trascinando

il passo ineguale

da una stanza

all’altra del tuo

appartamento… ti

segue felpato il

silenzio ammantato

di nero… accarezzi

un ritratto, sfiori

una foto con la mano

che trema… nessuno

vede la tua pena,

nessuno asciuga le

tue lacrime amare:

lontani i tuoi figli

pel mondo, che allevasti

con amore profondo,

dorme il tuo uomo

da anni nel cimitero,

è vivo solo nel tuo

pensiero; serbi nel

cuore il suo sorriso

e a lui ti rivolgi che

è in Paradiso… t’affacci

al balcone e ti ritrai

spaventata: la confusione

regna sguaiata con un

rumore assordante di

ruote e progresso… così

ritorni in poltrona

ancora più triste

e più sola…

(1° Premio “7° Trofeo del Po” – Boretto (RE) – 1984)

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[nextpage title=”Ivit in coelum”]

IVIT IN COELUM

Ivit in coelum

mater mea autumno

ineunte, secum cor

meum portavit et nunc

hic maneo sola: non

mollit sol meum dolorem

non sidera alba nec luna

quam ventus polit;

florum odor non mulcet

animum meum tristem;

tacent aves garrulae,

hirundines longinque

sunt: in meo coelo

nubila tantum

transeunt nigra…

(1° Premio “Tirrenocentro” – Roma – 1982)

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[nextpage title=”Un passero triste”]

UN PASSERO TRISTE

Un passero triste

e arruffato saltella

impacciato in cerca

di qualcosa da beccare…

si guarda intorno, alza

la testolina ti scruta

con gli occhietti acuti…

mi commuove e mi metto a

sbriciolare un po’ di

pane… svelto, svelto

il passerotto ruba il

pezzo più grosso e se ne va…

mentre io resto qua a

meditare sulla fame che

uccide gl’innocenti e

continuo a sbriciolare

con l’illusione di poterli

sfamare… vedo bimbi

sparuti tender le manine

con grossi ventri e

scheletriche gambine…

sento il loro pianto

represso, il loro grido

di dolore che mi fa eco

dentro al cuore… non

sapendo che fare continuo

a sbriciolare… passa

un aereo rombando e io

mi domando quando

finalmente tutto il

mondo sarà un solo

tavolo rotondo!…

(1° Premio “7° Trofeo del Po” – Boretto (RE) – 1984)

[/nextpage]
[nextpage title=”Un coniglietto bianco”]

UN CONIGLIETTO BIANCO

Un coniglietto bianco

saltella timido nel

prato: è stanco e

malandato, le lunghe

orecchie penzoloni

sembrano due enormi

lacrimoni… è scontroso

e sconsolato, pensieroso

come un letterato…

in quegli occhi azzurri

come il cielo si nasconde

forse lo stesso mio

pensiero: perché si vive,

perché si muore, chi crea

il fiore, perché batte il

cuore? Povero coniglietto

non lo so: è quel mistero

che leggo nei tuoi occhi

di cielo…. Un gatto

s’accosta quatto quatto

al coniglietto che non

scappa più e smettendo

di brucare si lascia

forse consolare…

(1° Premio “7° Trofeo del Po” – Boretto (RE) – 1984)

[/nextpage]
[nextpage title=”Il pane”]

IL PANE

…c’è dentro l’oro

del frumento, il

brusire del vento

i sogni, le speranze

le farfalle bianche

in una micca di pane

fragrante… c’è

dentro la fatica

ed il sapore della vita

un arcano senso

di mistero, l’infinita

forza del pensiero…

nel gesto sacrale di

spezzare il pane, io

trovo ci sia l’essenza

del mondo e la sua poesia…

(1° Premio “7° Trofeo del Po” – Boretto (RE) – 1984)

[/nextpage]
[nextpage title=”Capisco che sai”]

CAPISCO CHE SAI

(ad un’amica condannata da un male incurabile)

Mi abbracci in

silenzio, ma io

sento i battiti

del tuo cuore

sgomento…

mi guardi e non

parli: negli occhi

ti passa il terrore…

mi stringi le mani

sempre più forte e

io m’accorgo che hai

visto la morte…

piangi sommesso e ne

chiedi perdono come

fosse peccato il tuo

abbandono… io

capisco che sai e

ti voglio più bene

che mai… t’accarezzo

i capelli e ti bacio

sul viso per strapparti

un sorriso… ti

dico che sei la mia

stella, la più bella

che brilla nel cielo,

perché tu non

legga nel mio

pensiero…

ora so che dovrò

innaffiare il tuo

fiore fingendo di

vederlo fiorire

perché tu possa

morire…

(Attestato di Lode Premio “G. Ungaretti” – Napoli – 1984)

[/nextpage]
[nextpage title=”Ho bisogno di te”]

HO BISOGNO DI TE

Non ho amici

a cui svelare

il mio tormento

se non al vento

che lo porta lontano…

solo a te s’affida

l’anima mia

nel suo anelito

di poesia… non

ho amici su cui

contare: fu tutto

vano il mio

sperare… ed ora

regna l’autunno

meditabondo che

dipinge il mondo

di colori sfumati;

le foglie muoiono

con un sommesso

lamento che si

ripercuote dentro

nel cuore…

anche il mio fiore

si spetala lieve

e sento l’inverno

che viene… ho

bisogno del calore

di un rifugio

sicuro: si fa buio

intorno a me

ho bisogno di te,

perché tutto passa,

tutto muore, solo

rimangono le

tue parole…

(Medaglia e Diploma “Fra’ Jacopone”, poesia religiosa – 1985)

[/nextpage]
[nextpage title=”Ho paura”]

HO PAURA

Ho paura del mondo…

ne ho un terrore

profondo, viscerale…

non so accettare

la vita col suo

dolore, la sua fatica…

nel mio cuore ha posto

stabile sede l’angoscia

con le sue pene…

ho paura del presente…

di tutto, di niente…

ho paura del futuro…

ho paura di quel muro

che dovrò valicare

e non sempre ce la faccio

a sperare… mi rimane

il passato colorato

di sogni e poesia che

neppure il tempo

ha portato via, ma solo

levigato con una lieve

carezza, come un fiato

di brezza il firmamento

stellato…

(Medaglia e Diploma “Castrum Felicitatis” – Umbria – 1984)

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[nextpage title=”Assai son fiera”]

ASSAI SON FIERA

Assai son fiera di tanto tormento

che mi porto dentro come una rossa

ferita, che si fa sempre nel tempo

più viva e profonda: credo tu possa

capire, se io mi sento morire…

tu ben lo sai come e quanto t’ho amato,

tu che a lungo m’hai veduta soffrire

come un fiore che il vento ha strappato

e ha portato lontano a sfiorire:

eppure è bella la pena d’amore,

basta un tuo sguardo a farla svanire,

basta un tuo bacio a portare il sereno:

si fa primavera dentro al mio cuore,

tornan le rondini dentro al mio cielo..

.(Medaglia e Diploma “Gara del Sonetto” – Brindisi – 1984)

[/nextpage]
[nextpage title=”A te”]

A TE

Tu mi guardavi

e avevi negli

occhi le stelle…

io ti completavo,

il tuo ricordo

lo portavo con me

nella veglia e nel

sonno, compagno fedele

delle mie ore… le

tue risate rimbalzavano

come perle sfilate

sul mio cuore stupefatto,

sempre nuove e l’eco

si cullava nell’aria

a lungo, come una nota

ripetuta da dita irrequiete

su un magico violino…

io ti amavo con tutto

l’ardore dei miei anni

in fiore, con la tenerezza

innocente dell’alba che

appena sfiora il cielo

col suo alito di luce…

Tu eri il mio pensiero

vicino a te sbocciavano

le rose e acquistavano

un’anima tutte le cose…

(Medaglia, Diploma  e Antologia “Premio S. Valentino” – 1983)

[/nextpage]
[nextpage title=”Non sono mai contenta”]

NON SONO MAI CONTENTA

Non sono mai contenta

di ciò che scrivo di te,

mamma, non riesco ad esprimere

i miei sentimenti, ciò che

provo dentro di me… non

ci sono parole per dire ciò

che sei stata per me, ciò che

scopro ogni giorno di te, del

tuo amore profondo, del quotidiano

sacrificio per evitarmi le

spine della vita fino al tuo

ultimo giorno… non c’è niente

di più grande e di più bello

di una mamma, niente di più

dolce di una “ninna nanna”…

so che ti porto nel cuore e

aspetto di poterti vedere: sarà

come cogliere un fiore sbocciato

sotto un fiocco di neve…

(Inserita in Antologia – Premio “G. Marconi” – Roma – 1985)

[/nextpage]
[nextpage title=”Galleggiano”]

GALLEGGIANO

Galleggiano

sul vasto

mare del

mio passato

ormai tutto

navigato

relitti che

vanno alla

deriva -: misteri

resti di tanti

naufragi.

Sogni infranti,

illusioni spente,

fiori appassiti

sfioriti nei

loro vasi d’argento

sotto un colpo

di vento

più niente

di tutto quel

mondo costruito

nel tempo

brillante come

il firmamento…

tutto svanito

finito nel nulla… solo

qua e là qualche

cosa traluce

come una rosa

tradiva che non

vuole morire

o una viola

settembrina

che vedi apparire

sulla riva di

un fosso

seccato:

temeraria

come il peccato!

(1° Premio del Presidente della Giuria “Mare Nostrum” – Napoli – 1984)

[/nextpage]
[nextpage title=”Le mie mani”]

LE MIE MANI

Mi guardo le mani:

rispecchiano la mia

storia… fragili

un tempo e curate,

ora sono invecchiate…

ruvide e segnate come

le foglie malate che

il vento trascina in una

tragica danza di morte…

si muovono lente e impacciate:

non hanno grazia, non hanno

stile, povere farfalle

stremate, incapaci di

volare, sfinite si lasciano

cullare dalla pietà di

uno stelo buono: sognano

un ultimo magico volo,

breve ma intenso che le

proietti al di là

del firmamento…

(2° Premio “Golfo di Napoli” – Napoli – 1981)

[/nextpage]
[nextpage title=”Natale”]

NATALE

Corre la gente senza

fiato dall’uno all’altro

mercato, spende e spande,

fa gli auguri e a volte

anche gli scongiuri…

brillano stelle artificiali

in teorici ricami innaturali…

c’è un’atmosfera di festa,

d’allegria in ogni casa in ogni via…

ma nella chiesa vuota

è bagnata di pianto la

rosea gota del bambinello

Santo che sta là tra un

bue d un asinello

ad aspettare… nessuno

si ferma a pregare, nessuno

a meditare su questo

Dio innocente che nasce

e muore per tutta la gente:

è un amore che trascende

la nostra piccola, piccola

mente… forse quel bimbo

nero che muore di fame,

lui si che lo sa amare…

(Coppa, Medaglia e diploma Premio “S. Speco” – Umbria – 1985)

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[nextpage title=”Il gatto”]

IL GATTO

Amo il mio gatto

in modo speciale:

il mio affetto per

questo animale è

fatto di ammirazione

e di rispetto; il gatto

è un gran signore e

non ha altro padrone

che se stesso… è un

aristocratico perfetto

e snobba tutto quanto,

senza gesti inconsulti

e meno ancor volgari,

ma… così… con grazia

e stile da manuali;

se ti concede un po’

di devozione, fa

attenzione: c’è sotto

senz’altro un suo

interesse immediato

o dilazionato nel

tempo, aspetta solo

il suo momento!

Eppure… lo confesso

pur con ogni suo

difetto il gatto

è il mio prediletto.

(Premio Speciale “Progetto Letterario 2000” – Roma – 1981)

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[nextpage title=”Nostalgia”]

NOSTALGIA

…Nostalgia di

tenere parole

nel morir del sole…

di corse e sorrisi

sui campi di viole…

di struggenti sospiri

d’amore… nostalgia

di te, della gioia che

mi desti e del dolore…

di lunghe ore passate

a sognare con un gran

batticuore… nostalgia

di una primavera lontana

intrisa di sfumato languore…

di muti dialoghi col mio

pensiero tra realtà e

illusione… nostalgia

di attese non ben definite

sospese

nell’aria come

l’eco che muore… allora

la vita era ancora calore…

ora non è che il lento

disfarsi di un fiore…

(2° Premio “Golfo di Napoli – Napoli – 1981)

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[nextpage title=”Tristezza”]

TRISTEZZA

Tristezza vuol dire

cercare un fiore e

trovare le spine…

tristezza vuol dire

sentirsi vuoti da morire…

tristezza vuol dire

invocare Dio e non poterlo

sentire… tristezza vuol

dire tendere una mano

e non farsi capire…

tristezza vuol dire

bussare e non vedersi

aprire… tristezza vuol dire

sentire l’anima che vola

e non poterla seguire…

tristezza vuol dire

soffrire soffrire e

non poter morire!!!

(Premio scelto “Biennale del Gran Sasso” – Roma – 1982)

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[nextpage title=”Per mia madre”]

PER MIA MADRE (IN RICORDO)

T’è caduta

un po’ di

neve sopra

il capo,

mamma,

la tua

traccia

non è più

nera

ma screziata

come un

fiore a

primavera

o come una

siepe

ricamata

dalla brina

di una

fredda

mattina

di dicembre;

la luce

dei tuoi

occhi

è sempre

più profonda

e luminosa

il tuo sorriso

ha una

grazia

misteriosa…

più gli

anni

passano

e più ti fai

preziosa.

(Premio “Sorrento” – Napoli – 1982)

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[nextpage title=”La vita”]

LA VITA

La vita corre senza

fiato come un cavallo

stregato che non conosce

pause se non la meta…

la vita corre come un

fiume in piena che tutto

travolge e annienta: i

sogni colorati come

fiori… le illusioni

cullate da nuvole rosa

in un cielo d’estate…

i sentimenti che il cuore

sprigiona violenti come

il sole la luce… la

tenerezza, la nostalgia

che sfuma in poesia… tutto

soccombe sotto il passo

spietato del tempo che

va oltre la vita scandito

dal ritmo di un vento che

trascende il firmamento

e spazza l’infinito…

(1° Premio “Tirrenocentro” – Roma – 1982)

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[nextpage title=”Fermati: non uccidere”]

FERMATI: NON UCCIDERE

Fermati: non uccidere…

guarda la neve com’è

bianca… parla al cuore

d’innocenza e di candore…

fermati: non uccidere…

è primavera: il prato è

tutto un fiore e nell’orto

olezzano le viole fragili

e delicate come farfalle

colorate… fermati: non

uccidere guarda in alto:

il cielo è tutta una stella

e immensamente bella la

luna sfoggia tutto il suo

splendore fermati: non

uccidere… guarda intorno

l’autunno pittore ha dato

fondo ad ogni colore per

ricamare il mondo con estro

e fantasia… butta via la

tua arma, non premere il

grilletto allenta le dita…

la vita è un dono per tutti,

basta con i lutti e la

violenza… ti prego:

ritorna alla tua

innocenza.

(Inserita in Antologia – Premio “No alla violenza” – Roma – 1982)

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[nextpage title=”Ho bisogno d’azzurro”]

HO BISOGNO D’AZZURRO

Ho bisogno d’azzurro

per lavare il mio

pensiero così triste e

così nero… Ho

bisogno d’azzurro

per trovare nel cielo

le certezze cui anelo…

Ho bisogno d’azzurro

per rivedere con la

fantasia il mare e

la sua poesia… Ho

bisogno d’azzurro per

ridare al mio cuore

la gioia di cogliere

un fiore… Ho bisogno

d’azzurro per ritrovare

in quella luce infinita

la forza di sopportare

la vita…

(Finalista Premio”Tevere” – 1984)

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[nextpage title=”Le foglie gialle”]

LE FOGLIE GIALLE

Il sole ride tra i

fragili rami delle

ricamate acacie in

un fulgore d’oro… ma

pensieri di morte

vagano nella mia mente

stanca, come nuvole nere…

tristi presagi… invano

m’immergo nella

contemplazione del cielo

tenero come gli occhi

di un bimbo buono… sono

attratta morbosamente

dalle foglie gialle

che piange un platano

solitario in silenzio…

(3° Premio “Napoli ’83”)

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[nextpage title=”E’ domenica”]

E’ DOMENICA

Arriva la

domenica

seduta su

un raggio

di sole,

ride felice

nell’azzurro

del cielo

e infiora

il mio pensiero

di colorate

fantasie:

nascono i sogni

dal niente

e insistente

trilla un

campanello

nel mio cuore…

Le cose sfumano

in un magico

alone, come

riflesse in

una bolla

di sapone.

(“Trofeo delle Alpi” – Roma – 1983)

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[nextpage title=”Implorazione”]

IMPLORAZIONE

Dove sei, mio Dio?

Ti sento e non

ti vedo, ti cerco e

non ti trovo…

c’è solo morte

violenza droga

intorno a me…

il sole ha il colore

del sangue e langue

l’argento della luna…

l’azzurro del cielo

si tinge di nero e il

respiro del mare è

affannoso e grave…

dove sei mio Dio?

non nascondere il tuo

volto al mondo malato:

senza Te non c’è

speranza, ma solo

peccato… Fa che io

ti ritrovi, mio Dio, fa

che ti riscopra mentre

passeggio tutta sola,

ancora come un tempo,

nel sorriso di una

viola baciata dal vento…

(2° Premio “G. Ungaretti”- Napoli – 1983)

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[nextpage title=”Un bimbo”]

UN BIMBO

Un bimbo moro moro

coi grandi occhi d’oro

cerca di afferrare le

bolle di sapone: sembra

un fiore che insegue il

sole in una spasmodica

ricerca di luce… l’ansia

di toccarle lo conduce ai

bordi della strada dove

le macchine lanciate

spezzano i sogni e le

bolle iridate… la mamma

lo richiama impaurita un

po’ irata ed ecco: anche

l’ultima bolla è scoppiata…

invano il bimbo ne cerca i

colori: sono svaniti come

i suoi sogni…

(Premio Scelto “Biennale del Gran Sasso” – 1982)

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[nextpage title=”Ribellione”]

RIBELLIONE

Il mare è infuriato

e scalpita come

un cavallo fatato

che corre a perdifiato

con la criniera al vento…

la sua voce è un lamento

arcano primordiale…

profondo come il male

che sconvolge il mondo…

è violento e scatenato

come un mostro mai domato…

la sua forza così potente

che non risparmia niente…

vomita sulla sponda, con

urli disperati, con sussulti

e rigurgiti incontrollati

carte e bottiglie, poche conchiglie

molti rifiuti di ogni genere…

capisco la rabbia del mare

che si vuole disinquinare

e urla il suo disprezzo

all’uomo che non lo sa

apprezzare… urla per

farsi sentire perché

non vuol morire…

(Menzione Premio”Alessandria” – 1983)

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[nextpage title=”Odore di fieno”]

ODORE DI FIENO

Odore di

fieno… odore

d’infanzia…

sapore di baci

di mamma…

ricordi di lunghe

fiabe interrotte

da sonni fioriti

di sogni beati

e… mio padre!

che mai ha alzato

la mano se non

per carezze leggere

tenere come la

sera a primavera…

egli mi amò di

un amore profondo,

immenso come

il mondo, grande

come il mare,

dove l’onda

sbatte contro

la sponda per

poi ritornare a

cantare la musica

azzurra di sempre…

anch’io l’ho

amato, con tutta

me stessa e porto

nel cuore la

sua voce… le

sue parole.

(4° Premio “G. Ungaretti” – Napoli – 1982)

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[nextpage title=”Sto vivendo”]

STO VIVENDO

Sto vivendo il

mio crepuscolo

soffuso di mestizia

di lunghi sospiri,

oscuri rimpianti,

di inquiete nostalgie…

il mio cielo è già in

ombra, il sole è sparito,

solo un riverbero di luce

d’oro ancora indugia

sfumato di rosa, d’indaco

di viola: ultimi rigurgiti

sonnolenti di tempi più

luminosi, abbaglianti

nello sfolgorio di colori

simili a corolle sgargianti

…ora tutto si attutisce:

lo scroscio si fa mormorio

il rumore sussurro e blu

l’azzurro del cielo, preludio

al nero della notte fonda

che nessuna stella inargenta

più… un brivido di

vento mi fruga dentro:

passa e va, ma io so

che tornerà…

(1° Premio delle Nazioni d’Europa – Italia – Medaglia d’Oro al Premio “T. Tasso” – Napioli – 1986 – Pubblicata su “Nuovi Orizzonti”, rassegna mensile dell’Accademia S. Marco)

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[nextpage title=”Datemi un sorriso”]

DATEMI UN SORRISO

Datemi un sorriso,

vi prego! Datemi un

sorriso… sono come

un mendico affamato

che tende la mano

per un tozzo di pane…

anch’io ho fame, ma

non di pane: ho fame

d’amore, di un cuore

che batta per me…

Ho sete di te come

un fiore inaridito

che aspetta la pioggia

per non morire…

io ho bisogno di un

sorriso per non

soffrire più, lo

sai anche tu…

dunque sorridete

alla mia povera

anima riarsa,

bruciata dal fuoco

della vita, stremata

dalla fatica di

continuare un dialogo

col mondo sempre

più malato di

violenza e di peccato…

Datemi un sorriso

perché possa ancora

sperare e ritrovi la

forza di pregare.

(1° Premio Città d’Italia – Parma – Medaglia d’Oro “G. Ungaretti”- Napoli – 1985)

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[nextpage title=”Stacco il calendario”]

STACCO IL CALENDARIO

Stacco il calendario

finito, anche l’ultimo

giorno è sfiorito…

lo sfoglio a ritroso

e ritrovo fatti e

sentimenti resi lucenti

dal tempo custode del

passato… ho segnato

col lapis blu le date che

contan di più: è così che

rivivo ogni momento bello

come il firmamento stellato,

magico come un violino

stregato che lancia una nota

struggente insieme gioiosa e

dolente… ritrovo sospiri

profondi, angosciosi di certi

avvenimenti dolorosi impressi

nel fondo del cuore come le

radici di un fiore che il vento

ha strappato col soffio violento

del suo fiato… eppure è bello

riandare al passato: è come

sfiorare con trepide dita

la tastiera della vita…

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[nextpage title=”E’ morto il mio salice”]

E’ MORTO IL MIO SALICE

E’ morto il mio salice,

il salice che fu di mio

nonno, di mio padre e che

vide me bambina: era tutto

d’argento a primavera e

giocava col vento… sul

far della sera raccontava

agli uccelli una favola vera…

mi piaceva ascoltare il suo

stormire, la sua gioia, il

suo soffrire… a lui confidavo

i miei pensieri, quelli azzurri

e quelli neri… m’accarezzava

il viso, dolce come un sorriso

o mi scompigliava i capelli

con invisibili mani riportandomi

sogni lontani… tu e io; un

binomio felice che il tempo

geloso ha spezzato come la

falce l’erba del prato…

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[nextpage title=”Teniamoci per mano”]

TENIAMOCI PER MANO

Teniamoci per mano,

caro, è il momento più

dolce del nostro giorno

terreno: il sole tramonta

tra mille colori che

ornano il cielo come

magici fiori, preludio

alle stelle d’argento

che fioriranno tra breve

il firmamento… Camminiamo

insieme su questo sentiero

dorato fissando lo sguardo

incantato verso una luce

non più remota che sola

s’annuncia laggiù con un

chiarore di rose… diciamo

insieme addio alle cose

che non hanno valore e

richiamiamo alla mente

le parole che sanno di

bene che trasformano in

gioia le pene… teniamoci

per mano guardandoci negli

occhi come allora: io ancora

ritroverò il tuo amore e tu

il mio sublimato dal tempo

che lo ha lucidato come

il vento il cielo stellato…

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[nextpage title=”E si spensero le fiabe”]

…E SI SPENSERO LE FIABE

Tipolitografia Benedettina Editrice Parma

1986

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